Sun, 10/11/2009 - 06:26 — bugbuster
22 Luglio 2009. Doveva essere la partita della svolta, poteva essere l’occasione del riscatto,
la data da ricordare e festeggiare ogni anno con balli etnici attorno
al sacro fuoco mistico, inebriati da fumi alcolici, ricordando di
quella volta che la Rio Ospo vinse, raccontando ai discepoli di
come Fu parò quella palla con un tuffo di 3 metri, e che alcuni
testimoni giurano fossero almeno 3 metri e 20 se non 30. E come non
menzionare Il Gol del capitano, decisivo, allo scadere, semplicemente
impossibile, nessuno ci poteva credere, ma lui si, lo sapeva
già come sarebbe finita, quindi quella mezza rovesciata al limite
dell’area, e la sfera che va, fino all’incrocio dei pali dove i
guantoni del portiere non possono niente se non sfiorare a rendere più
amara la loro sconfitta e dolcissima la nostra vittoria...
E invece fu epic fail.
Fallimento epico di cui però non voglio raccontarvi. E così non vi descriverò l’autogol di Jack che ha aperto i varchi alle punte della Longobarda. Non vi dirò nemmeno di come el Siño si insinuò
fra le fila bianco-blu fermato solo dalla frustrazione di Piero che lo
mise a sedere in mezzo all’area concedendogli il rigore del 3 a 0.
Voglio risparmiarvi anche la flebile speranza che aleggiava durante
l’intervallo alla quale la splendida tifoseria credeva ancora.
E fidatevi, faccio bene a non dire nulla sul secondo tempo, affinchè
non sappiate del preoccupante calo fisico al limite del caso patologico
che afflisse gli Ospensi, o di quel secondo autogol, o ancora
dell’ennesima incomprensione fra i due difensori. Visto che non volete
sapere degli 8 gol, alla media di uno ogni 3 minuti che ha
costretto la Rio Ospo a volare basso, non andrò avanti, risparmierò
volentieri qualche battuta di tastiera, perché se proprio dobbiamo
ricordarci di qualcosa, sarebbe meglio parlare del terzo tempo della
Rio Ospo, quello giocato sui tavoli dell’Hop Store, con una rosa allargata anche alla tifoseria, che non rifiuta mai un brindisi
nemmeno a quegli avversari che ci hanno mostrato come si vince.
Campioni del terzo tempo, nemici del fastidio, portatori sani di
alcolismo. Ecco, sì, è così che ce li vogliamo ricordare. Forza e Boschio, lunga vita al Microbirrificio!
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