Death Race, la recensione

America, prossimo futuro. Le carceri sono gestite da società private disposte a tutto pur di fare soldi. L'ultima trovata è la "Death Race", una corsa automobilistica all'ultimo sangue dove i carcerati si sfidano a colpi di volante, mitra e napalm (!), chi vince (e sopravvive) cinque gare si guadagna la libertà, ma nessuno fino ad ora c'è riuscito..

E' questa lo scenario in cui si svolge l'azione, Jason Statham è Jensen Ames, un operaio ingiustamente accusato di uxoricidio e per questo spedito in carcere, ex pilota, è l'uomo giusto per sostituire l'eroe della "Death Race" Frankenstein deceduto nell'ultima corsa.

Death Race, remake di Death Race 2000 del '76, ha chiari riferimenti al mondo dei videogiochi (Carmageddon su tutti), e si pone come obiettivo primario quello di divertire gli spettatori con il tipico binomio "morte e distruzione", in questo caso ad alta velocità, fra lamiere corazzate che si contorgono, chain-gun, cannoni, esplosioni e qualche buona rissa a colpi di marmitte in faccia.

Il film ha un buon ritmo, dopo un introduzione che potrebbe sembrare anche superflua ma che aggiunge un filo di trama che tutto sommato rende più filante lo svolgimento del film, procede poi con un crescendo di azione che culmina in alcune scene clou dove qualche "cattivo" ci rimette puntualmente le penne.
L'ultimo lavoro di Paul W.S. Anderson (Mortal Kombat, Resident Evil, Alien Vs. Predator) risulta essere quindi un buon film, zero trama, tanta azione, auto veloci (per fortuna non tamarre), con un sacchetto di pop-corn è sicuramente un film senza pretese ma godibilissimo per una serata divertente.

Voto 6,5